martedì 29 giugno 2010

IncavoLatte – Ma col cavolo che smetto di allattare! (Racconto tragi-comico di cavoli, ingorghi e ascessi mammari)


Finita la nota melanconica dell'altro giorno, dato che mi sento decisamente meglio, sono pronta a raccontare la nostra avventura di latte nella versione per Mamme (per i bimbi in futuro).
Ahimè ancora una volta non parto proprio dall'inizio e per sapere la rava e la fava (perché questo è un racconto di verdure) dell'inizio del nostro allattamento ci sarà un altro post.
Prometto però che appena ho un attimo metto a posto la funzione del “Leggi tutto...” così non vi spaventate al primo colpo ;o) !

La mia storia del cavolo inizia 5 giorni dopo la nascita della Ciuccetta. Grazie alla pretesa dell'ospedale di tirarmi il latte col tiralatte perché non ne avevo ( richiesta iniziata appena 12 ore dopo il parto!) qualche giorno dopo mi ritrovo con l'ingorgo. E lì iniziano i massaggi, gli abbracci alle bacinelle di acqua calda per immergere il seno, impacchi con argilla e... febbre! La febbre mi passa in due giorni grazie alla Belladonna, rimedio omeopatico efficacissimo, con un'unica controindicazione: fa sudare un casino!
Per contestualizzare la nostra storia, siamo agli inizi di agosto, in piena città.
Mentre mi sveglio mantida di sudore mi chiama l'ostetrica che mi dice: “hai fatto gli impacchi col cavolo?”. E sì, perché questa verdura ha dei poteri lenitivi e disinfiammanti.
Così, mentre mando il Papà alla ricerca del magico ortaggio, gli faccio notare che è davvero fortunato: ha moglie, capra ( effetto Belladonna) e cavolo tutto in uno!
Ovviamente il tutto si risolve in un paio di giorni e il cavolo sembrava non dovesse più tornare alla ribalta.
E invece...
Verso i nove mesi della Ciuccetta, a causa di un nodulo ingrossato, mi viene detto che devo smettere di allattare perché devo fare un agoaspirato e, senza analisi, mi viene diagnosticato il peggio.
Eh? E chi spiega alla Ciuccetta che non solo mamma torna al lavoro, ma non le dà neanche più la titti! E qui scatta il primo “Ma col cavolo che smetto di allattare!”
Interpellata la nostra Buona Stella, mi viene fornito un po' di materiale informativo e il nome di un senologo.
L'agoaspirato si può fare anche allattando.
Mi sottopongo all'esame, certo mi dicono che forse potrei anche smettere perché “ormai la bimba ha 10 mesi”, ma comunque viene rispettata la mia scelta.
Poi, un giorno inizio a sentire il seno sinistro un po' gonfio, dolorante proprio dove c'è il famoso nodulo. Penso a un piccolo ingorgo e attacco di più la bimba.
Il nodulo si gonfia. Inizio con l'acqua calda fino a quando non mi decido a ricomprare il cavolo.
Il nodulo è sempre più rosso, sempre più gonfio, e fa sempre più male. Passo le ore in ginocchio piegata sulla bacinella, con la panchetta Ikea che mi ridisegna le rotule a strisce. Sto talmente tanto a mollo che inizio a pensare di brevettare una bacinella immergi tette, o a valutare la possibilità, la prossima volta che rifaccio il bagno, di provare a vedere se il lavandino è abbastanza comodo per metterle a mollo.
L'argilla verde soggiorna vicino al lavandino, la uso quasi più del sapone.
E poi foglie e foglie di cavolo... Ormai sono in grado di lanciare anche diversi modelli di reggiseni ortaggiosi:
modello base: foglia di cavolo fermata con cerottini
modello colorato: utilizzare le foglie di cavolo e fermarle coi cerotti colorati per bimbi (io ho usato quelli ikea rosa/arancioni e azzurro/verdi – col colore de cavolo stavano benissimo!)
modello futuristico: foglia di cavolo avvolta da pellicola trasparente.
Il medico mi dice che se continua così devo prendere gli antibiotici, tirarmi il latte, e non allattare mia figlia. E chi spiega alla Ciuccetta che contro il mal di denti non c'è più la titti?
Secondo “col cavolo!”.
Vado al pronto soccorso, dico di voler continuare ad allattare e mi viene prescritto un antibiotico.
Anche prendendo gli antibiotici si può allattare.
Mi invento anche la lasagna di cavolo ( strato di argilla/ strato di cavolo), ma niente. Non riesco ad indossare i vestiti perché qualunque cosa venga a contatto con la parte gonfia brucia.
Il cavolo ormai è ovunque, praticamente sono la versione mammo-casalinga disperata ( e vi assicuro che disperata lo ero davvero tanto) della copertina di American Beuaty, solo che, invece di essere sdraiata su un letto di rose, io giaccio su un letto di cavolo. Tant'è che persino Papà, mentre raccatta i frammenti dell'ortaggio che la Ciuccetta si è divertita a spezzettare, ammette di non aver mai riflettuto su questa accezione di cavoLETTO.
Tre giorni dopo la situazione non è migliorata, ho un albicocca incastonata nel seno.
La nostra Buona Stella ha smosso mari e monti ( standing ovation per lei, come minimo le dobbiamo una statua) e recupera il nominativo di un dottore esperto in ingorghi &co.
Con Papà e Buona Stella mi reco all'ospedale. Ammetto che ormai, dopo tanta verdura, sono alla frutta. Ho male, tanto male, e penso che se non fan qualcosa loro piuttosto mi buco io il seno, ma non ne posso più.
Dopo due ore di attesa vengo visitata. Ho un ascesso mammario che “si sta organizzando” (non chiedetemi per fare cosa, forse x le ferie...), forse conseguenza dall'agoaspirato, forse le mi difese immunitarie si sono abbassate, forse c'è una componente psico-somatica.
Possono incidermi il seno per far uscire il pus, ma poi mica voglio continuare ad allattare? Ormai la bimba deve mangiar bistecche!
E qui c'è un “Ma che cavolo!”. Mi scendono solo le lacrime, perché devono decidere gli altri per noi? Mica è una questione di alimentazione. Mia figlia mangia di tutto (e sulla bistecca avrei qualcosina da ridire...), ovvio che non le serve il latte per non morire di fame, ma la questione è un'altra, è legata a un gesto d'amore.
Il “Col cavolo che smette di allattare” questa volta arriva dalla Buona Stella che propone  un compromesso: può allattare col seno sano, e tirare il latte dall'altra. L'accordo viene accettato.
La parte dell'intervento non ve la racconto, e neanche delle medicazioni successive, perché quella è la parte tragica. Mi limito a riportare qualche informazione, sperando che non debba mai esservi utile.
Dopo l'incisione ho vissuto due giorni da “cocktail”, avevo una cannuccia per il drenaggio ficcata nella tetta. Tiravo il latte ogni due /tre ore, controllando se vedevo sangue o pus. Nel caso ci fossero stati non dovevo allarmarmi, è normale.
La cosa più faticosa è stata doversi alzare la notte per tirare il latte ( e qui ci sarebbe da aprire una parentesi sul co-sleeping. Ma come fanno le mamme che non dormono coi figli?). Io sono abituata bella bella a dormire, in caso di necessità la pupetta si serve da sola. Alzarmi alle 4 di notte per sedermi in cucina col tiralatte mi è sembrata una faticaccia!
Tolto il drenaggio la ferita deve continuare a spurgare e deve chiudersi dal basso verso l'alto, in modo da essere sicuri che tutto il pus sia uscito. Dopo 5 giorni dall'intervento la mia ferita si stava chiudendo dall'altro verso il basso, quindi per evitare che restasse del pus dentro e si riformasse l'ascesso, la ferita è stata nuovamente aperta ( e senza anestesia).
Oltre 10 giorni di antibiotico, e in caso di necessità Tachipirina per alleviare il dolore.
Dato che comunque tutto passa nel latte, ho cercato di resistere il più possibile. Ho preso solo 2 volte la Tachipirina, e prima che facessero l'intervento, poi più nulla.
I giorni prima e dopo l'intervento avevo un pochino di difficoltà a muovere il braccio, quindi se qualcuno può aiutarvi nelle faccende domestiche o nell'accudire i piccoli  è meglio (io sono stata aiutata dalla nonna).
A parte il male, credo che di questa esperienza mi porterò dietro il ricordo di me che tiro il latte e della Ciuccetta, sorridente, che mi porta palloncini, bambole, orsacchiotti. Mi piace pensare che fosse il suo modo di dire “dai mamma, sono con te!”. Un giorno c'è stata anche un po' di gelosia nei confronti di questo mostro di plastica che si beveva il suo latte, quindi da una parte tiravo e dall'altra allattavo, un pochino scomodo dato che la Ciuccetta non è più tanto piccina.
Il 26 giugno, per gli 11 mesi della Ciuccetta, dopo quasi 3 settimane,si è conclusa questa storia del cavolo (almeno dal punto di vista ospedaliero, la ferita si sta chiudendo).
E il cavolo? Beh, quello avanzato ricordatevi di cuocerlo, prima che diventi un cavolo amaro :oP!

4 commenti:

  1. Sei stata a dir poco grandiosa!!

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  2. Beh sono stati grandi anche il Papà, che mi ha sempre sostenuta, la Ciuccetta che sorrideva comunque e l'osterrica che ci ha aiutati.

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  3. Frida ho seguito la tua odissea pensando spesso che hai avuto un coraggio e una resistenza da vera leonessa, sei una mamma fortissima! Non so come avrei potuto affrontare la cosa, sei un grande esempio di determinazione, e la Ciuccetta è fortunata ad avere una mamma così! Grande anche la Buona stella, è fantastica anche lei! Un bacione!

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  4. Grazie Lucia! Grazie per aver seguito ques'odissea, grazie per esserci stata stata con il tuo supporto e con il tuo affetto! Un abbraccio grande!

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